“C’è ancora domani”: il privato è politico.

[ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER!]
Paola Cortellesi col suo primo film da regista “C’è ancora domani” porta sul grande schermo la violenza domestica e la condizione della donna nell’immediato dopoguerra.
La sua protagonista, Delia, ma con lei anche tutte le donne del film (a parte Maria, la sua amica), sono nella stessa condizione di sottomissione, svalutazione e, nel suo caso, anche di violenza.
Geniale la prima scena di aggressione fisica da parte del marito Ivano, a tempo di musica; agghiaccianti quelle successive, con un non detto – e un non visto – che non possono non far pensare alla devastazione della violenza assistita dai bambini (anche se non vedono, sanno).
Le donne sono serve degli uomini e anche quando, nelle famiglie benestanti, dispongono di altre donne per servire in casa, sono sostanzialmente decorative: significativo il momento in cui il marito nella famiglia altolocata si sorprende quando la moglie interviene nella discussione politica tra lui e il giovane figlio (maschio, ovviamente).
Nulla è casuale in questo film.
Nella scena appena citata, la moglie è in piedi, mentre marito e figlio sono seduti, così come in piedi è quasi sempre Delia, che non si siede mai nemmeno a tavola, nonostante le scene dei pasti siano frequenti. Ma lei sta sempre servendo, persino la figlia Marcellina glielo contesta (“stai sempre co’ ‘sta paranzana”, col grembiule).
È sempre in piedi, dicevo, e oltre a servire in famiglia fa svariati lavori per portare a casa poche lire, che il marito le requisisce (ecco la violenza economica).
La vediamo seduta in pochissime occasioni, mai alla presenza del marito, ma sono quelle occasioni in cui può fermarsi a riflettere sulla sua vita, su Marcellina, sul futuro: quando lavora a macchina per farsi la camicetta che le piace tanto, quando legge la lettera segreta che ha ricevuto, quando si ferma – per brevissimi momenti – con l’amica Maria, quando veglia, sempre con Maria, il suocero morto, in una scena che riesce a essere comica, ma che ci sta anticipando il finale, “c’è ancora domani”…
E da seduta la vediamo riprendere la lettera segreta che aveva gettato, osservare gli atteggiamenti del fidanzato della figlia, accennare all’amica che ha qualcosa in mente…
Nei momenti in cui non è serva – del marito ma anche della società – Delia rivede la propria storia, comprende l’ingiustizia di essere considerate di meno, sente – non capisce propriamente, ma sente – di avere dei diritti, che le donne hanno dei diritti, e ritrova la propria dignità.
Attraverso le vicende amorose della figlia, Delia comincia a credere che c’è un’altra possibilità, che la sua Marcellina non deve per forza realizzarsi nel matrimonio, per di più con un futuro maltrattante (giovani, attenzione ai campanelli d’allarme!).
Grazie all’amicizia casuale col soldato americano, manda all’aria le nozze della figlia. Marcellina soffre, ancora non capisce che per lei è stato un bene, che si è così sottratta al medesimo destino di
violenze della madre, tanto criticata (“piuttosto di fare la tua fine m’ammazzo”).
E Delia pare voler scappare a sua volta dal proprio matrimonio, approfittando della proposta indecente del suo amore di gioventù, Nino.
Si è cucita di nascosto la camicetta nuova, la prepara con cura nella borsa da infermiera (per arrotondare fa anche iniezioni a domicilio), insieme al suo unico rossetto e alla lettera segreta, e con la complicità di Maria predispone un alibi col marito per allontanarsi da casa la domenica.
Il destino tuttavia pare ostacolarla, perché proprio quel giorno, il 2 giugno, il suocero (a sua volta maltrattante con la defunta moglie: la violenza tramandata di padre in figlio) muore e Delia non può allontanarsi dalla veglia funebre.
Il tempo si dilata in quella lunghissima giornata, Delia e Maria riescono a scambiare qualche parola: l’amica la consola per il presunto progetto di fuga fallito – “meglio così, pensa ai figli, a Marcellina” – e Delia: “è proprio a lei che penso…”.
La consapevolezza della necessità di reagire ormai è compiuta e Delia è pronta: “c’è ancora domani”, bisbiglia tra sé e sé.
L’indomani si prepara per uscire all’alba, lascia una busta sul comodino della figlia, sta per andare ma il marito la intercetta, sospettoso.
Finalmente Delia riesce a uscire e corre, corre verso il futuro, corre verso la salvezza, corre per tutte le donne: alla toilette di un bar indossa la camicetta, si mette il rossetto, è pronta.
Ivano però ha capito, in terra davanti all’uscio ha trovato la lettera segreta, caduta di tasca a Delia, esce di casa con occhi da pazzo, in quel momento tutti abbiamo la certezza che se la prende, l’ammazza.
Si sveglia Marcellina, trova la busta della madre per lei: un bel gruzzolo di risparmi che Delia giorno dopo giorno ha tolto dalle lire che doveva consegnare al marito e che pensava di destinare  all’abito da sposa della figlia. Sul biglietto sgrammaticato Delia le scrive “co cuesti mo te ne vai a scuola”.
La giovane non capisce cosa sta succedendo ma intuisce che è qualcosa di importante. Trova pure lei la lettera segreta della madre, accartocciata in terra.
Nella scena successiva Delia è in fila, non sappiamo dove né perché.
Ivano l’ha quasi raggiunta ma per una volta il destino è favorevole e non li fa incontrare.
La raggiunge invece la figlia, con la lettera segreta in mano, gliela porge: è la scheda elettorale!
Delia sta andando a votare!
Con centinaia di donne in coda, con le milioni di donne che quello storico 2-3 giugno 1946 per la prima volta andarono a votare in Italia!
Appena uscita dalla cabina elettorale, Delia si affaccia dall’alto di una scalinata, e di nuovo penso che nulla è casuale.
Lo sguardo con la figlia Marcellina ci restituisce tutto il senso del film: è in quel momento che Delia salva sua figlia, non quando le fa saltare le nozze, ma quando compie il gesto più rivoluzionario del momento, il voto.
E subito dopo, l’incontro con Ivano. Questa volta è diverso e dà la misura del cambiamento ormai avviato: Delia è qualche gradino sopra di lui, è ancora in piedi ma non per servire… lo guarda dall’alto in basso, ha paura all’inizio, ma quando le persone intorno a lei la sostengono, è Ivano ad avere la peggio, e torna sui suoi passi.
Delia lascia alla figlia i denari per la sua istruzione, per l’indipendenza, per il futuro, e va a votare.
Delia lega così i due gesti fondamentali della storia: quelli che cambiano il destino suo e di sua figlia, e con loro il destino di tutte le donne.
Il privato è politico.
Grazie Paola Cortellesi.

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